Al Fuorisalone 2018 da Pioltello in bicicletta

Gli eventi del Fuorisalone 2018 allieteranno l’intera settimana milanese. Una parte di questi si svolgeranno a Lambrate nel quadrilatero intorno a via Ventura. Ecco un’ottima occasione per fare una breve pedalata primaverile e visitare le location a noi più vicine.

In bicicletta si riesce ad arrivare quasi totalmente per percorsi ciclabili in una mezzoretta e solo circa 8/9 km.

Da Pioltello occorre percorrere le ciclabili  lungo la via S.Francesco in direzione Segrate. Nei pressi di Rugacesio la ciclabile ci porta ad attraversare una cascina, presso la quale inizia una strada sterrata che, attraverso i campi per poche centinaia di metri e sbuca a Segrate in via Don Sturzo. Proseguiamo dritti e riprendiamo la via ciclabile che fiancheggia Segrate (casa dell’acqua). Lasciata la zona abitata  fiancheggiamo due grosse cave e dopo un lungo viale (via Redecesio) arriviamo a Lavanderie, ove alla rotonda (con al centro bella ruota in ferro) svoltiamo a sinistra e sul marciapiede raggiungiamo il Decathlon. Riprendiamo la ciclabile passiamo la rotonda e svoltiamo a sinistra in via Piaggio e poi alla successiva rotonda in via Caduti di Marcinelle.

Lambrate_Albo_5_1920x1080Svoltiamo alla prima via a destra, lasciamo sul fianco una cascina e poi la ciclabile ci conduce presso l’Istituo Sacro Cuore dove troviamo il supermoderno ponte ciclopedonale che attraversa la tangenziale. Alla sua discesa voltiamo a sinistra, attraversiamo il lambro ed eccoci arrivati  nell’area delle via Ventura, via Folli, via Conte Rosso …con tanti locali da visitare, mostre e street food.

Scegli ora cosa visitare: https://fuorisalone.it/2018/it/

 

Ecco la mappa dell’itinerario:

 

 

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Il giro di Creta in bicicletta con Gianluca Premoli

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L’amico Gianluca Premoli ha effettuato nel mese di ottobre un bel giro in bicicletta dell’isola di Creta. Lo ripercorriamo insieme a lui grazie ai quotidiani piacevoli report. Negli anni passati  lo avevamo già seguito nel giro del Montenegro, in Andalusia e nel giro della Sicilia

Prima tappa del giro in bicicletta di Creta

L’estate è già passata, ma quella ciclistica si chiuderà in realtà con una appendice, speriamo tutta di caldo e bel tempo, a Creta.
Abbiamo iniziato oggi (15 ottobre 2017), dopo l’arrivo nella serata di ieri con la sistemazione a Chania.
Il gruppo, sempre quello, un po’ meno folto che nei giri di giugno – siamo poco più di trenta pedalatori – ma con un bel nucleo degli “storici”, di qualità atletica e umana ottima, i fedelissimi di sempre, qualche gradito ritorno e qualche novità.
La tappa di oggi, breve, prevedeva l’arrivo alla famosa spiaggia di Elafonissi, un vero gioiello, attività balneare e rientro con il bus dell’organizzazione e biciclette stipate a bordo vincendo le leggi della fisica.
Il vento molto forte è stato quasi sempre a favore, ma con raffiche trasversali che hanno messo in difficoltà molti nell’ultima discesa.
Fortunatamente le strade a Creta, per quanto si è visto oggi, sono in buona condizione ed il traffico, a stagione quasi finita, molto scarso, con guidatori non pericolosi: i pigri e pazienti locali o i calmi ed educati turisti nordeuropei.
22449605_1520154761399479_1701398861120926559_nI chilometri del percorso erano 66, con due asperità dalle pendenze non forti, ma con un migliaio di metri di dislivello totale, per cui si arrivava in spiaggia con un po’ di fatica nelle gambe, godendo il bagno in acqua cristallina, la passeggiata negli ampi spazi di sabbia bianchissima, il pisolino sotto il sole caldo.
Alle 13:30 però è tornata la voglia di pedalare e, con Michele, abbiamo confermato il proposito di rientrare in bicicletta, con il tacito assenso dell’organizzazione.
Il ritorno presentava la salta dal lato più ripido ed è stato integramente con forte vento contrario, ma ce la siamo cavata egregiamente e la birra al centotrentesimo chilometro è stata più che meritata e tremendamente gustosa.
L’appetito è molto ed il buon Claudio Verzini al rientro in albergo propone un ritrovo appena prima di cena per farci un “ouzetto” come aperitivo.
Il bello di essere in gruppo è che a qualcuno viene sempre una buona idea.

Seconda tappa del giro autunnale di Creta.
Da Chania, campo base per i primi tre giorni, si prevede l’ascesa all’interno del massiccio montuoso di Lefka, che presenta numerose vette sopra i duemila metri ed un picco massimo a 2401.
Il nostro itinerario è un’andata-ritorno fino all’ingresso del Samaria Gorge, poco oltre quota 1200, un vertiginoso budello roccioso che dal cuore del massiccio si incunea fino al mare sulla costa Sud.
22491919_1521924564555832_4072405320702601968_nNoi ci arriviamo con una spettacolare salita da Fournes, Laki e la piana di Omalos, altopiano con tinte da Far West, spazzato dal vento a quota mille.
La salita è varia, una lunghissima balconata con tratti boschivi e sbalzi a tornanti. Se si esclude l’avvicinamento dal mare a fondovalle,i chilometri impegnativi sono circa una ventina, con pendenza media forse non superiore al 5% ma parecchi tratti tra l’8 e il 10%, per cui la difficoltà a prendere il ritmo e lo sforzo prolungato portano alla cima davvero esausti, visto anche il tratto di altopiano con vento contrario subito prima dell’era finale.
La discesa ampia e godibilissima permette di rivivere il percorso in flashback ed offre spunti per i commenti durante il pranzo al sole, che oggi riusciamo a fare in albergo prima di muoverci verso Chania e visitare la città. La rappresentanza del Blue Veló si conquista il podio di giornata, che con sommo dispiacere di Ettore Gaetani non ho potuto immortalare, dato che ero in risalita dalle retrovie dopo un paio di soste tecniche.

 

 Terza tappa da Chania a Rethymno, congiungendo due dei quattro distretti amministrativi in cui Creta è divisa, con un percorso vallonato di poco più di un centinaio di chilometri. È la tipica tappa di trasferimento, impreziosita poco dopo la partenza dalla deviazione verso la spiaggia di Stavros, iconica meta per cinefili e non, scolpita nell’immaginario collettivo e passata quasi per metonimia a simboleggiare la Grecia intera, scolpita nelle note del Sirtaki di Mikis Theodorakis, creato ad arte per facilitare Anthony Quinn nella danza, come vuole la tradizione. Il resto è un classico “mangia e bevi” lungo la principale via automobilistica dell’Isola, che però mette a dura prova le gambe nei “mangia” con il lungo rapporto.
Il tutto è compensato da un prolungato
“bevi” a base di Ouzo ed amenità varie all’arrivo. Rethymno, visitata nel pomeriggio, si rivela poi una autentica perla, con un bellissimo porto, un dedalo di viuzze pittoresche, miriadi di tavolini e ristoranti ospitali, una fortezza imponente che guarda il mare azzurro. I Cretesi, cosmopoliti nella loro storia millenaria, si confermano essere amichevoli e ospitali.
Quarta tappa del nostro bel giro di Creta, da Rethymno a Irakleio, o Candia, per una novantina di chilometri lungo la costa settentrionale dell’Isola.
22540142_1525235640891391_3654007524361492735_nLe tappe costiere, succede spesso, si rivelano molto ostiche, con un susseguirsi di salite interminabile che mette a dura prova i muscoli, ripetutamente chiamati a sforzi di entità differente, ripartenze dopo le discese, tratti esposti al vento. Si formano gruppetti in cui un po’ l’agonismo ed un po’ la voglia di aiutarsi, portano tutti ad andare frequentemente fuori giri.
Su una delle ultime salite più lunghe mi riporto sul gruppetto di testa, da cui mi ero sfilato in partenza, e poi filiamo veloci verso l’arrivo, in orario da aperitivo e prima del bus che porta i bagagli, per cui anneghiamo la birretta preprandiale in un bel bagno salato, dato che il mare è calmo e ancora calduccio, mischiandoci con i turisti nordici.
Il paesaggio lungo il percorso è il tipico ambiente costiero mediterraneo e nella tappa non ci siamo attardati per fare fotografie, sebbene ci fossero infinite angolature degne di essere immortalate.
Sapevamo che però il pomeriggio ci avrebbe proposto vedute immortali a Cnosso, visitando il palazzo di Minosse e tuffandoci nella storia e mitologia della culla del nostro mondo occidentale, qui in mezzo al Mediterraneo, aperto ad ogni approdo nonostante oggi faccia più comodo fare finta di niente.
Domani si attraversa l’Isola puntando a Sud verso Matala.
La quinta tappa del giro autunnale di Creta, come anticipato, ci ha portato in 89 km nella parte Sud dell’Isola, precisamente a Matala, località pittoresca e tradizionalmente considerata “hippy”, come in effetti numerose vestigia testimoniano, pur nella quiete ottobrina e non certo lontane nel tempo e cariche di storia come le rovine di Festo, a poca distanza da qui. Ma con un certo fascino, in ogni caso.
Ripercorriamo a ritroso il finale della tappa di ieri fino ad Irakleio e la luce del sole mattutino alle nostre spalle dipinge un paesaggio nuovo fino al brulichio della città che è presto in movimento, esprimendo la sua tipica natura mediterranea, con disordine che è insieme pigro ed animato: una miscela che rapisce i turisti nordeuropei, e li sospende in uno stato d’animo che è compiacimento e curiosità ma non riesce a diventare vibrazione all’unisono.
Dovendo attraversare l’Isola, giocoforza si sale, si valica e si scende: la vetta di giornata è a Varvara, a circa seicento metri di quota e a circa metà tappa, dopo facile ma interminabile e noiosa ascesa più o meno in rettilineo, ma con una discesa che, ad oggi, è uno dei tratti più belli dell’intero giro.
Nel gruppo di testa si pedala talmente bene che rinunciamo all’idea di deviare a Festo per visitare il sito archeologico, speriamo gli Dei non ce ne vogliano, e ci fiondiamo letteralmente nel più remoto pertugio in fondo alla baia di Matala, gustando già alle 11.30 una ricca insalata greca, sardine, acciughe e polipo.
La birra è servita con il boccale ricoperto di ghiaccio, e va giù che nemmeno si sente: nonostante la nostra irriverenza verso i siti archeologici, il dio Bacco ci è sempre amico (i nostri dei sono ostinatamente romani, o forse ciociari).
Credevamo ad un tratto di avere avuto anche il favore di Venere, ma parlava francese, e comunque eravamo impegnati con Bacco, se proprio vogliamo giustificarci un po’ più prosaicamente della volpe di Esopo.
Lo scollinamento del giro è fatto, mancano ancora tre tappe e le gambe sembrano saperlo, in una forma di adattamento che pare guidata da un sistema nervoso indipendente, da veri dinosauri della bicicletta.
22549697_1526124004135888_1955440858142248226_nLa quinta tappa del giro di Creta, già ampiamente descritta, prevedeva il completamento della giornata con attività balneare libera, ma in effetti il pomeriggio merita di essere raccontato in appendice, grazie alla “gita” proposta dal nostro bravissimo Stefano, alla scoperta della “spiaggia rossa”, luogo ameno e famoso tra l’altro per essere frequentato da nudisti.
Da Matala si sale per un centinaio di metri di quota lungo un ripido e piuttosto scomodo sentiero tra rocce chiare e si valica il secco promontorio che protegge la baia, per ridiscendere al mare in una insenatura protetta e provvista solo di un chiosco molto essenziale e attrezzato con alcuni ombrelloni ma non sedie a sdraio.
Una variopinta iscrizione “nudist beach” su una roccia lascia ben capire che lì ci si muove con una certa libertà, diciamo a propria discrezione. La spiaggia guarda a Ovest, l’acqua è limpida, calma e godibile, per cui il pomeriggio è davvero piacevole e trascorre rilassato fino a che decidiamo di rientrare per tempo, fermandoci in cresta a vedere il sole che tramonta sul mare.
Un’atmosfera quasi magica e surreale, che ci ha fatto capire meglio la fama di questa località.
Chiaramente la documentazione fotografica rispetta gli standard della comunità di Facebook e mostra solo una parte delle bellezze naturali che abbiamo visto, con il vantaggio però di salvare la reputazione dell’autore.
Anche la sesta tappa del giro di Creta è archiviata: da Matala a Ierapetra per 124 chilometri di percorso letteralmente tra mare e cielo, la fresca brezza mattutina ci accompagna nell’entroterra quieto tra gli ulivi mentre viaggiamo in gruppetto veloce su agili saliscendi. 22552497_1523474551067500_459650591561482484_nIl percorso si snoda all’interno dell’isola verso oriente, il mare sarà ad una decina di chilometri alla nostra destra e lo vediamo solo quando, dopo metà tappa, si arriva sulle prime sommità, mentre il sole si è ormai alzato e non fa più giochi di luce sull’asfalto nero e lucido davanti a noi: ora è caldo e spreme ogni goccia di sudore come nelle giornate estive. La salita più lunga tra il sessantasettesimo ed il settantasettesimo chilometro porta a poco più di seicento metri al passo Martha, con pendenza docile ma affrontata a buon ritmo, poi si scende di poco e si risale oltre quota settecento al passo Seli, verso il novantesimo chilometro: qui le pendenze superano il dieci per cento su stradone assolato ed in due o tre ci facciamo del male arrivando in vetta più o meno fuori giri, ma un bel baretto è provvidenziale per una bibita fresca e ricongiungimento prima del tratto in quota e lungo declivio finale verso il mare e l’arrivo.
Con Michele optiamo per una piccola deviazione, visto che la gamba c’è e la giornata è eccellente: a Mournies si apre una vallata che si compie in uno spettacolare anfiteatro alle pendici del massiccio del monte Dikti, culminante, dopo aver attraversato la sommità di una bella gola rocciosa, nel paese di Malles, di cui esploriamo tutti i vicoli senza trovare un bar per una birra ristoratrice ma, evento raro a Creta, c’è almeno una fresca fontanella.
Da qui parte una spettacolare strada in quota, saremo a circa ottocento metri, che è un meraviglioso balcone sul mare, tra pineta rada, vegetazione mediterranea, profumi delicati e rocce dal profilo astro, tra cui ci incuneiamo in discesa paragonando il paesaggio a quello delle Meteore della Grecia continentale.
Io e Michele siamo un po’ old fashion e contiamo solamente i chilometri senza fare troppi calcoli sui dislivelli, comunque oggi con i nostri “muletti” in acciaio e maggiorenni, abbiamo portato a termine la nostra estemporanea deviazione aggiungendo circa venticinque chilometri alla tappa prevista (i nostri sono 148 alla fine) e, a occhio e croce sei-settecento metri di dislivello in salita: la birra fresca all’hotel ed il pomeriggio in spiaggia sono meritati.
Ad oggi, la tappa più bella del giro.
La settima e penultima tappa del nostro giro Cretese si è svolta nella parte orientale dell’isola lungo un bel percorso di 90 chilometri da Sud a Nord, portandoci dal dipartimento amministrativo di Ierapetra a quello di Irakleio, precisamente a Gouves, dove già abbiamo soggiornato qualche giorno fa e dove ci fermeremo anche per la tappa di chiusura domani, salendo all’altopiano di Lassithi e godendoci un’ultimo pomeriggio di mare in questa tranquilla località.
22552747_1524513700963585_666210870579807484_nOggi la tappa è stata davvero molto bella e percorsa ad ottima velocità con il gruppo che si è andato progressivamente scremando: prima ora molto veloce e lievemente vallonata fino a raggiungere la costa nord per costeggiare dall’alto la baia di Agios Nikolaos con suggestive vedute e poi addentrarci in un bellissimo vallone lungo la vecchia strada che taglia il promontorio per tornare sul mare a Milatos: si sale tra l’altro ancora fino oltre i trecento metri di quota, con bella progressione, qualche balza piuttosto ripida e un bellissimo vallonato con discesa tecnica, durante la quale facciamo una breve sosta per fare la foto panoramica di giornata.
La tappa presenta comunque un conto finale di un migliaio di metri di dislivello in salita, ma dopo una settimana si digeriscono abbastanza bene, grazie alla condizione che cresce e lava via un po’ della stanchezza dei primi giorni, e soprattutto per via delle dinamiche tipiche di questi giri, per cui nelle ultime giornate i gruppetti diventano più omogenei, le andature meno nervose ma più sciolte e veloci.
Sono anche però le tappe in cui bisogna ricordarsi che i luoghi comuni hanno un senso e non è una banalità ripetersi continuamente che l’imprevisto è sempre dietro l’angolo, bisogna avere quattro occhi ed è meglio perdere un metro dalla ruota di chi ci precede, ascoltando il proprio corpo quando ci lancia messaggi di stanchezza che potrebbero volgere in perdita di lucidità con conseguenti errori o situazioni di pericolo: al nostro arrivo erano appena le undici e quindici ed abbiamo gustato parecchie birre prima dell’arrivo dell’autobus, attardato per operazioni di assistenza su piccoli guasti meccanici o “recupero” di qualche ciclista che inavvertitamente ha perso un bivio e si è trovato attardato allungando il percorso.
L’importante è comunque arrivare senza incidenti e metabolizzare quella che per me è una ricetta importante in questo giri, cioè cercare l’equilibrio tra la concentrazione e la spensieratezza.
Ultima tappa
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Si parte intorno alle otto da Irakleio Gouves in formazione libera, dato che il percorso è un semplice andata-ritorno senza particolari necessità di auto apripista o bus al seguito: si deve salire fino si novecento metri di quota del passo che si apre sull’altopiano di Lassithi, il più esteso di Creta, girare la bicicletta e godersi la discesa fino all’albergo, per un totale di una settantina di chilometri.
In realtà appena lasciato la litoranea, dopo nemmeno mezz’ora di pedalata, una brutta buca mi appieda con foratura fulminea: per essendo il capofila del mio drappello, mi accorgo troppo tardi che non è una giunta sull’asfalto ma un taglio netto e riesco ad alleggerire la ruota anteriore ma non sono abbastanza lesto nel richiamare il carro posteriore, per cui la ruota picchia netta contro lo spigolo in uscita e non c’è nulla da fare.
Fortunatamente almeno lo pneumatico è salvo, ma le operazioni di ripristino non sono il mio forte, così accumulo una ventina di minuti di ritardo dal gruppo e riparto ultimo e solitario con gambe fredde, mani sporche e ben poca motivazione residua.
La temperatura che sale, il bel panorama e le prime rampe di salita riaccendono però un po’ di entusiasmo e mi trovo ad affrontare gli ultimi chilometri in ottima andatura, grazie ai punti di riferimento dei più lenti, che man mano raggiungo, e dei più veloci, che incrocio mentre già scendono e mi confermano che il valico è vicino.
L’altopiano è un bellissimo e ampio catino con contorni quasi lunari, poi la discesa offre come sempre la possibilità di fare qualche fotografia e fissare le immagini ripensando alla fatica della salita. Quando la discesa è quasi terminata, incontro tutti gli altri che risalgono, perché la strada è bloccata per un rally automobilistico e ci tocca tornare a monte per un paio di chilometri imboccando una discesa alternativa, tra l’altro ancor più spettacolare con ampi tornanti verso il mare, quindi il bilancio di giornata si arricchisce in quantità e qualità.
Restano solo da imballare le biciclette e poi ci si può godere mare e sole e probabilmente anche una cenetta di pesce a Irakleio.
Creta è stata una bella vacanza, in una stagione perfetta per pedalare, godere ancora il mare, apprezzare la natura ed i monumenti in un clima rilassato e disteso, lontano dal trambusto estivo.
Ci aspetta l’inverno, ma già tutti guardiamo a giugno per il giro di Albania e a ottobre per la meta annunciata ieri sera dell’organizzazione con plauso unanime di tutto il gruppo: il Marocco.
Vedremo cosa si riuscirà a fare e come raccontarlo.
Buone pedalate a tutti e grazie della compagnia ai compagni di pedalata ed ai lettori di queste brevi impressioni di viaggio.

Vuoi la pace? Pedala! Edizione 2017 da Pioltello a Milano

Domenica 1 ottobre 2017 si terrà l’ottava edizione della manifestazione-testimonianza “Vuoi la pace? Pedala”. Da tutti i paesi e città della provincia di Milano e Monza Brianza partiranno migliaia di cittadini in bicicletta per portare un messaggio di speranza. Incontro finale a mezzogiorno a Milano in piazza del Duomo. Da Pioltello ritrovo e partenza sono fissati alle 9.45 in piazza dei Popoli, si invita tutti a portare una maglietta o qualcosa di giallo che contraddistinguerà  i provenienti dalla zona martesana che si incontreranno in piazza a Vimodrone alle 10.30 per un momento di saluto, da lì poi lungo il naviglio si entrerà in città. L’itinerario è adatto a tutti essendo lungo solo 17 km. Per il ritorno è anche possibile salire in metropolitana o treno con la bicicletta

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Vuoi la Pace Pedala 2012 103 Arrivo in piazza del Duomo

CicloBlogTour della Sicilia con Gianluca Premoli

Anche quest’anno ospitiamo su questo blog il ciclo-racconto delle avventure del pioltellese-svizzero  Gianluca Premoli. Quest’anno ci ha fatto conoscere in 8 tappe la Sicilia. Grazie ancora e buona lettura!

26 maggio 2017 Siamo a bordo del traghetto a Civitavecchia, iniziando il viaggio per il giro di Sicilia 2017, dopo aver completato il rituale dell’imbarco tra biciclette lucide e pulite, strette di mano e abbracci.
Il gruppo è numeroso, siamo più di cento quest’anno, con alcuni volti nuovi, alcuni graditi ritorni e come al solito alcune assenze dettate da casi della vita, impegni o programmi alternativi.
Gli amici ormai sono talmente numerosi che è impossibile taggarli tutti, così come sarà impossibile raccontare tutti i chilometri, strade, paesaggi ed avventure della settimana che ci attende in una terra stupenda.
Come sempre, sarà la strada a fornire l’ispirazione.
Buon giro a tutti.

18698398_1379856438762646_2662609067478008946_nGiro di Sicilia 2017, prima tappa: Palermo – Palermo.
Il fotoracconto arriva tardi, perché è davvero difficile trovare le parole per raccontare lo splendore ed il fascino di questa terra, e perché la città e l’atmosfera della Vuccirìa ci hanno rapito fino a notte, inebriati da profumi e sapori ed incuranti delle fatiche che ci attendono domani.
Oggi la tappa di acclimatamento con la Sicilia si è svolta nelle ore calde del giorno, dato lo sbarco in mattinata, lungo un impegnativo anello disegnato intorno alla capitale, per cui siamo saliti a Monreale e andati ancor più su, con vista panoramica sulla Conca d’Oro e scollinando poi con bella discesa verso Partinico, Carini, Capaci.
Piegando verso Mondello si attacca poi la salita al Monte Pellegrino al santuario di Santa Rosalia, pedalabile ma faticosa per il caldo – la affrontiamo tra le tredici e le quattordici – e per gli ormai settantacinque km nelle gambe.
In ogni caso, non contenti, io ed il mio compagno di giornata Claudio, saliamo anche fino alle antenne Rai, un km e mezzo più su, con rampe molto dure.
I km di giornata saranno alla fine 104, un po’ di più dei 95 preventivati.
La Sicilia ha subito fatto breccia nell’anima, era impensabile che non succedesse, e Palermo ci ha offerto uno scorcio insuperabile di quanto le culture e le tradizioni possano fondersi armoniosamente e creare qualcosa che resiste nei secoli e si respira tra le vie, i monumenti, le rovine.
Sarà sicuramente un giro in cui la capacità di guardare, ascoltare, assaggiare, fornirà preziose lezioni, oltre a quelle che – ogni ciclista lo sa – la strada obbliga ad imparare ogni giorno.

18739628_1381752085239748_4199554434224171150_nGiro di Sicilia 2017, seconda tappa da Palermo a Marsala, 157 km.
Si parte in questa bella domenica mattina in una Palermo tranquilla, costeggiando il lungomare mentre la città inizia a muoversi per godere delle giornata festiva. Incrociamo fino a Mondello numerosi triatleti che si preparano per una competizione locale, e poi per i primi cinquanta chilometri i cicloamatori che sfruttano le prime ore del mattino per l’uscita domenicale: Nibali non è un caso, ma la punta di un movimento vivace e nutrito, ed il mio pensiero nel vedere i runner locali va al grande Totò Antibo.
La brezza è per lo più favorevole e si viaggia veloci lungo i saliscendi della costa, fermandoci per foto panoramiche, gelato e caffè: la vista su Catellamare ripaga le prime due ore di fatica e poi il caldo si fa sentire mente pieghiamo verso Alcamo portandoci a Valderice per l’ascesa di giornata ad Erice, perla della Sicilia Occidentale e balcone impareggiabile: la salita è bella e con gambe buone di potrebbero davvero fare i numeri ed emulare i campioni, ma il nostro traguardo sono i cannoli nella piazza centrale.
La discesa è filante e godibile, Trapani dorme nel dopopranzo e il vento ci sospinge amico lungo le saline, che superiamo viaggiando a quaranta all’ora.
A Marsala un buon pesce spada in riva al mare fa da aperitivo per la degustazione alle Cantine Florio, una meravigliosa sintesi di storia e gusto.

18766099_1381678461913777_249974767052778693_nGiro di Sicilia 2017, terza tappa da Marsala ad Agrigento, km 147.
Ennesima giornata di sole splendido, cielo limpido, mare fermo, brezza piacevole prevalentemente a favore o di lato, mai troppo fastidiosa: speriamo continui così.
Il percorso è tipicamente da passisti, con lunghissimi rettilinei e tratti vallonati, molto bello scendendo verso Sciacca, percorrendo strade tranquille e sinuose tra ulivi e vigneti, con saliscendi dove chi ha forza nelle gambe può lavorare di rapporto, mentre io mi affido all’agilità, cercando di preservare i muscoli per i prossimi giorni. Questo approccio porta un accenno di crampi, ma una sosta in un bar è provvidenziale e ristoratrice, con una gustosa e gigantesca brioche ripiena di granita al limone.
Sicuramente la perla di giornata durante il percorso ciclistico è il passaggio alla Scala dei Turchi, una meraviglia abbagliante e – in questa stagione – non ancora assediata da turisti e bagnanti.
Lasciamo le biciclette in custodia al baretto lungo la strada e scendiamo a piedi fino al mare, per fare un bagno e scattare qualche fotografia: risalendo è poi d’obbligo una granita dalla giovane barista, gentile e spontanea e con lo sguardo diretto e luminoso tipico delle bellezze mediterranee.
Gli ultimi quindici chilometri ci vedono risalire ad Agrigento sotto la protezione degli Dèi dell’antica Grecia, i cui templi visiteremo nel pomeriggio: un’altra stupefacente realtà del passato che questa terra ospita e trasmette con il suo respiro.

18740094_1382775351804088_6799920554916693319_nGiro della Sicilia 2017, quarta tappa da Agrigento a Piazza Armerina, 120 km.
Dal punto di vista ciclistico si potrebbe definire una tipica tappa di trasferimento, il chilometraggio è abbastanza ridotto ed i dislivelli docili, anche se a fine giornata si contano circa 1300 metri di dislivello in salita.
Il vento mai ostile è stato di grande aiuto a digerire stradoni lunghi dove bisognava riservare un occhio al traffico pesante, oltre al supplemento di attenzione necessaria per l’attraversamento di Gela, raggiunta abbastanza agevolmente nonostante qualche foratura che ha scombinato il gruppetto di giornata.
Passata Gela, si punta nuovamente verso l’interno e si sale progressivamente per una quarantina di chilometri, con il sole a tratti cocente, fino ai circa settecento metri di Piazza Armerina, dove finalmente gustiamo un ottimo pranzetto dopo avere peregrinato per le vie lastricate e ripide del centro storico, davvero notevole.
Nel pomeriggio andiamo a visitare l’antica Villa Romana del Casale, un gioiello noto al mondo solo da poche decine di anni, con quasi quattromila metri quadrati di mosaici di epoca romana – il periodo è quello della tetrarchia – perfettamente conservati: un tesoro forse unico al mondo.
Mi sono piaciute le parole conclusive della guida, che – in un sito comunque ben gestito – ci ha detto: “noi guide facciamo il possibile per trasmettere la bellezza e l’amore per la nostra Sicilia, purtroppo dovendo talvolta usare le nostre parole per fare, al posto di stracci, merletti.”
Qui, anche senza parole, si tratta solo di merletti.

18882094_1383964655018491_1345742196772475738_nGiro di Sicilia 2017, quinta tappa da Piazza Armerina a Ragusa, 137 km.
È la più difficile da raccontare, perché i luoghi sono quelli del Commissario Montalbano, ed un racconto apocrifo non potrebbe mai competere con gli originali di Camilleri o con le belle inquadrature delle rappresentazioni televisive.
Ciclisticamente non c’è moltissimo da dire, se non osservare che la prima parte del percorso riproponeva in senso inverso, fino a Gela, il finale di ieri: si riconferma la regola del nostro organizzatore: per il ciclista una strada fatta al contrario non è la stessa strada, ma una strada diversa ed in questo caso un lungo rettilineo in discesa è preferibile allo stesso in salita (corollario Premoli). Poi un bel tratto di costa fino a Punta Secca, alla casa di Montalbano, passaggio a Scicli, davanti al commissariato, salita a Ragusa con vista su Ragusa Ibla, teatro di tante avventure del nostro.

Giro della Sicilia 2017, sesta tappa da Ragusa a Viagrande, 124 km.
Sulla carta una tappa non impegnativa, se non per l’attenzione da riservare all’attraversamento di Catania su strade molto trafficate.
In realtà l’uscita dell’albergo di Ragusa ci immette in un lungo rettilineo in forte pendenza che ci fa risalire tutta la città ed a freddo fraziona tutti i gruppetti, portandoci sull’altopiano ventoso dei Monti Iblei: il paesaggio è incantevole, niente mare ma a mio avviso il più affascinante visto fino ad ora, con antichi casali diroccati, fiori variopinti e campi con più sfumature che una collezione di scarpe da donna.
Mi fermo a fotografare i crinali pieni di muretti a secco e terrazzamenti, tracce di uno sfruttamento agricolo intensivo che per millenni ha dato ricchezza e lustro a queste terre, mentre gli schemi economici di oggi non permettono nulla più che l’abbandono.
Mentre mi perdo in questi pensieri sopraggiunge il gruppo dei Perugini, e qui inizia la dimensione sociale della giornata, dal punto di vista ciclistico, turistico, goliardico ed enogastronomico. In questa prima fase è Ettore Gaetani ad accendere la miccia, tanto che lo immortalerò in una fotografia mentre allunga in solitaria, poi a turno sulle varie asperità, seguendo ora l’uno ed ora l’altro, riesco a rendere impegnativa una tappa che doveva essere defaticante prima dell’Etna che ci attende domani.
Con una piccola deviazione in salita visitiamo il centro di Monterosso Almo, un bellissimo paese che è stato sfondo di molti film, poi ci attende una bellissima discesa e quindi la salita a Vizzini, in cui predominano i richiami letterari grazie ai molti luoghi verdiani.
La discesa verso Catania è agevole ma il traffico la rovina un po’.
A Catania il programma del gruppetto, siamo in otto, prevede il pranzo a base di pesce: in estrema sintesi si potrebbe dire che con i Perugini è una prova più impegnativa di una granfondo.
Resa ancor più dura dal finale di tappa che presenta strappi valutabili fino al 18% per salire a Viagrande: considerato il sangue dedicato alla digestione ed alla diluizione della birra, è decisamente lo sforzo anaerobico più importante dall’inizio del giro.
In serata viene svelata e presentata in anteprima la meta del prossimo anno: dopo tanti anni sarà finalmente la volta dell’Albania, destinazione che molti reclamavano da tempo.
Ma per ora pensiamo all’Etna.

18813533_1385710214843935_4636916208583208562_nGiro di Sicilia 2017, settima tappa da Viagrande a Capo d’Orlando, km 147.
È il “tappone” del giro, con più di tremila metri di dislivello in salita, cima Coppi sull’Etna, protagonista assoluto, e successivo attraversamento dei Monti Nebrodi, freschi e boschivi.
La salita all’Etna è ciclisticamente di grande livello, con impegno paragonabile si grandi valichi alpini per dislivello e lunghezza ma totalmente diverso per il paesaggio, secco e lunare ma colorato dalle fioriture primaverili.
In salita rilascio una video intervista in diretta al nostro Stefano Barbacci e a posteriori devo dire con un certo orgoglio che la mia pedalata non è poi così male. Sarà un po’ peggio dopo la bella discesa ed i saliscendi tra i paesini alle falde boschive del gigantesco vulcano, ma in occasione della salita verso Floresta, comune più alto della Sicilia a 1275 mslm, una fresca fontana offre l’opportuno ristoro.
Ristoro completato a Capo d’Orlando con un ottimo pranzo di pesce in riva al mare: in questa terra fantastica tutto sembra possibile ad ogni ora ed in ogni dove.

Giro di Sicilia 2017, ottava ed ultima tappa da Capo d’Orlando a Palermo, km 155.
Il percorso, oltre la lunghezza, non presenta particolari difficoltà, eccetto qualche piccola asperità costiera, mitigata comunque dalla brezza a favore.
È l’ultimo giorno, le energie sono ormai poche anche se la gamba è ormai ben allenata, i gruppetti sono consolidati ma ognuno vorrebbe finire il prima possibile e al tempo spesso gustarsi ogni pedalata tra quelle che saranno le ultime e memorabili del giro: questa atmosfera particolare fa saltare tutti gli equilibri ed immancabilmente si vola verso il traguardo.
Facciamo le prime due ore abbondanti fino a Cefalù in compagnia di due ciarlieri ciclisti locali, per me è un piacere pedalare affiancato a loro e parlare di percorsi locali, dislivelli, luoghi e peculiarità varie.
Come da copione ci si trova ad un ristorante a pochi km dall’imbarco, in pochi minuti siamo quasi una ventina e si capisce cosa voglia dire il km zero.
Un po’ di manovalanza sul tetto del bus a sistemare le bici aiuta a metabolizzare la birra forse un po’ abbondante, e rimane il tempo per un gelato vicino al porto, chiacchierando con una signora in pensione che ha passato quarantotto anni di vita a Milano, prendendo alla leggera questo mondo che altrimenti sarebbe un macigno.
Le onde nella notte culleranno i pensieri più seri, per ora rimane il calore leggero di questa terra ospitale ed invitante ad un prossimo ritorno.

 

Il pioltellese e amico Gianluca pedala in Andalusia

“La bicicletta è già in viaggio, il ciclista pensa con timore ed ansia alla strada da fare, il cantastorie si chiede se saprà raccontarla” con queste parole scritte sul suo profilo facebook è iniziata l’avventura dell’amico e pioltellese Gianluca Premoli in bicicletta in Andalusia. 14702511_10207513205608854_1310331993496519236_nNe avevamo seguito le pedalate in Montenegro e Croazia e prima ancora in Grecia.  Lo ringrazio per i reportage che costantemente pubblica ed io piacevolmente rilancio e condivido con tutti.

 

Prologo Giro di Andalusia 2016.
Questo giro autunnale merita qualche fotografia come prologo, un sabato pomeriggio di sole e tepore a Granada, con quel cielo azzurro che qui dicono di avere solo loro. Non si stenta a crederlo, anche se ad ognuno è caro il suo, di cielo.
14716201_1147753561972936_8082654696850443613_nSi capisce subito che, più di altri, sarà un giro di colori e di sapori, un ponte di storia tra terra e cielo, e gente accogliente che sa cosa fare della vita. A Granada è arrivato il carrello porta-bici, unico al mondo secondo il nostro organizzatore Mario, e tra una settimana le bici torneranno qui a Granada, per salire solitarie fino alle pendici di Sierra Nevada, oggi già imbiancate.

 

Giro di Andalusia 2016, prima tappa Granada-Antequera, totalizziamo 120 km tondi e un migliaio di metri abbondanti di dislivello, in in percorso che alla voce “difficoltà”, in rosso, dichiarava: nessuna.
Si parte alle 8:30, appena inizia a far chiaro, infatti qui siamo molto a Ovest ed il fuso orario è bugiardo: Granada dorme ancora e la mattina è fredda, siamo sotto i dieci gradi, ma il tepore accumulato ieri mi induce a partire in tenuta assolutamente estiva. Scelta che mi costerà un fastidioso mal di testa fino a sera, perché il sole tarda a farsi caldo, mentre filiamo veloci in un unico serpentone fuori dalla città, pilotati dall’organizzazione. Il contachilometri è rimasto in valigia, ma sento la velocità mentre entriamo negli uliveti sterminati e l’aria è fredda e ferma, mossa solo dal filare del nostro gruppo, unico fruscìo nell’incanto della quiete mattutina.
Ai primi accenni di salita, e ce ne sarà più che un accenno, i passisti allungano e ci troviamo in pochi sulla prima rampa di giornata, proseguendo veloci in discesa e nel percorso successivo, mosso ma filante, fino a che una foratura mi appieda.
14572212_1148058751942417_3869982407287496228_nCon Michele poi risaliamo velocemente e ritroviamo via via i compagni di strada percorrendo stradine secondarie molto tranquille e suggestive, con pendii dolci ma feroci nella loro frequenza a forzare cambiamenti di ritmo. Al km 75, per lasciare agio all’organizzazione nel predisporre i segnavia sul percorso, ci fermiamo per una birre in compagnia, poi ripartiamo a piccoli gruppetti, si sale ancora a 700 metri per poi scendere su Archidona e aggirarla, adagiata sotto picchi rocciosi. Tra picchi rocciosi, piccole strade, è una valle che richiama il selvaggio west, a portarci ad Antequera, che visiteremo nel pomeriggio. Una bella tappa, più che un assaggio, si farà sentire nelle gambe ma ha messo l’appetito giusto.

Giro Andalusia 2016, seconda tappa Antequera -Marbella, km 115. Fa poco onore al ciclista, ma la cosa veramente attraente di oggi è il programma pomeridiano: attività balneare, che mi accingo ad intraprendere diligentemente dopo il fotoracconto. Per il resto sapevamo che anche oggi “difficoltà: nessuna” e ritrovo obbligatorio al km 98 alle 13 per essere poi pilotati in gruppo lungo la caotica statale che porta dentro Marbella.14656372_1148657275215898_3543223970859208277_n
Alle 8.30 l’alba è fredda, ma meno di ieri, e si sale subito, per circa 4 km, a quasi 700 m, poi incomincia un percorso meraviglioso su falsopiani, discese comode e a volte impegnative, piccoli strappetti intermedi che tengono viva la gamba. Nei punti riparati, con aria quieta e un po’ più calda, si liberano i profumi pungenti dei tenaci fiori autunnali e gli odori pungenti delle capre. Al km 50 siamo praticamente a livello del mare, in anticipo sulla tabella oraria decidiamo di lasciare velocemente il ritrovo intermedio, di nuovo col gruppo veloce, con cui affrontiamo di buona lena la salita sullo stradone quasi rettilineo che ci fa scollinare verso Marbella e il mare a quota 572.
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Al km 98 ci troviamo e come da copione, la birra scorre abbondante, mentre l’amico Gianni Tiso ci ricorda che non bisogna fermarsi alla terza media e che donne, bufera e vino non piegano l’alpino.
A Marbella arriviamo a tutta birra.

 

 

Giro Andalusia 2016, terza tappa Atalaya (Marbella) – Gibraltar – Los Barrios, 120 km.
Mattinata addirittura nebbiosa, il sole arriva sempre più tardi e l’aria è umida ma non fredda, mentre usciamo dalla zona urbana in due gruppi pilotati dalle auto sulla strada nazionale: in queste situazioni la velocità sale facilmente e l’effetto elastico mette a dura prova i muscoli freddi e la mente non ancora sveglia. Appena abbiamo libertà, decido di dare una snellita al gruppo e rimaniamo in sette, pedalando a ottimo ritmo come secondo gruppo di giornata, fino a ricongiungerci con i primi quando loro sbagliano l’uscita dalla via nazionale: a questo punto inizia la parte più bella di percorso, movimentata e affrontata ad alta velocità, il treno italo-svizzero (più svizzero che italo, il team elvetico, di cui sono un po’ parte, è davvero forte) pilotato da Mauro viaggia a tamburo battente. Oggi c’è poco paesaggio da raccontare – all’ingegnere affascina il periplo ciclistico della raffineria di San Roque – ma aspettiamo Gibraltar, per vedere l’oceano e l’Africa, dall’alto dell’asperità rocciosa che scaleremo.
Invece a Gibraltar c’è la nebbia, sono inglesi dopo tutto: non vediamo l’Africa e l’oceano, ma nemmeno il faro, che confondiamo col minareto della moschea.
14732412_1149715071776785_2646892454801598727_nLa salita al Mirador è però ciclisticamente una bella impresa, un paio di km e mezzo tagliagambe, con pendenza a tratti sopra il 15% e le scimmiette che ci accolgono in vetta, incuriosite forse dai colori delle nostre divise e dalle biciclette, loro che sono per lo più abituate a piccoli bus di pensionati.
Mancano poi 30 km per raggiungere Los Barrios, gustandoci di nuovo la raffineria ed il polo energetico ed una bella salita finale, prima di dedicare il pomeriggio a visitare la Plaza de Toros.
Ah, comunque anche oggi, a tappa finita, sono più di 1000 m di dislivello in salita.

Giro di Andalusia 2016, quarta tappa, Los Barrios – Jerez de la Frontera, km 106. Un’altra tappa catalogata secondo la dicitura “difficoltà: nessuna”, che però totalizza infine circa 1300 metri di dislivello totale in ascesa.
Pilotati in uscita dalla città, ci ritroviamo presto in un percorso di bellezza indescrivibile, sui “caminos de servicio” che costeggiano, attraversano e scavalcano l’autostrada, con rampe impegnative e curve sinuose tra le gialle fioriture autunnali e una varietà cromatica più accesa rispetto alle tappe precedenti.
14680648_1150691048345854_5255885848137601919_nIl siparietto di giornata ci rallegra ben presto, quando scorgiamo due puntini chiari sotto di noi: sono due ciclisti in autostrada, il Godena ed il Giorgi, ai quali andiamo in soccorso per le operazioni di scavalco della recinzione, aiutandoli a rientrare sulla retta via e sottraendoli alle ire di Mario, il nostro onnipresente deus ex machina, a cui la Spectre in questi casi fa davvero un baffo (ricordando Adolfo Celi, va detto a onore del vero che ai nostri due eroi di giornata, il Sassaroli ed il conte Mascetti pure fanno un baffo).
Il vento ci è amico ed il resto della tappa è un susseguirsi di saliscendi su cui le gambe girano e spingono, e lo sguardo è sorpreso ad ogni scollinamento, con un panorama nuovo ed una prospettiva diversa, campi arati, alberi piegati dal vento, pascoli aridi, villaggi di case bianche, rocce sagomate da millenni di agenti atmosferici e moderne pale eoliche contro cui nessun don Chisciotte potrebbe alcunché.
Si finisce al ritrovo del km 99, discutendo sulle misure locali dei boccali di birra, mentre di Sherry si discuterà a pomeriggio e sera.

Giro di Andalusia 2016, quinta e sesta tappa, Jerez de la Frontera – Sevilla, km 122 e Sevilla Cordoba, km 132.
Un unico e povero fotoracconto per queste due tappe, fatte essenzialmente di lunghi rettilinei sotto il cielo grigio: per il cicloturista tutto ha un fascino, certo, ma a volte il fascino è un po’ più nascosto.
Le difficoltà in questi percorsi sembrano non esserci, ma ogni minima rampa diventa elemento di sfida, nel gruppo, nei piccoli plotoncini che si formano lungo la strada, e persino per i singoli, che si ritrovano da soli per una foratura o per la voglia di far girare i pedali all’unisono con il proprio corpo, senza curarsi della ruota altrui e sentendo su di sè 14718604_1152365054845120_7837855494932964206_ntutta l’aria densa e umida, se non il vento ostile. Le tappe di pianura esercitano a volte questo fascino particolare, più di quelle di salita, in modo strano e per me sorprendente, dato che prediligo i percorsi di montagna, ma credo che i grandi passisti nascano dall’avvertirlo con più profondità, favoriti anche da un motore differente.
Per il resto, intorno a noi, campi di cotone che mi fanno tornare in mente le tappe in Uzbekistan, e poi tutta la varietà di coltivazioni favorite dalle acque del Guadalquivir, placido e antico alleato dello sviluppo locale, ponte verso il mare per lo splendore di Sevilla e Cordoba, che meriterebbero entrambe un servizio fotografico dedicato, ma ruberebbero esageratamente la scena alla bicicletta: magari faremo successivamente un post con qualche immagine di queste due città, dopo il giretto pomeridiano a Cordoba.
Domani, intanto, ci aspetta il tappone, che abbiamo chiamato Granfondo di Andalusia, di 162 km fino a Granada, con un paio di migliaia di metri di dislivello ed il timore di qualche goccia di pioggia.

Giro di Andalusia 2016, settima tappa, denominata Granfondo dell’Andalusia, 162 km da Cordoba a Granada.
Alla partenza piove, ma la temperatura è ottima in città, intorno ai 18 gradi, però siamo solo in pochi, una ventina, a metterci in sella: gli altri partiranno al km 52 o al 99.
Le pietre levigate della città storica, bagnate dalla pioggia, sono tremendamente insidiose, e partiamo davvero cauti. In una ventina di minuti siamo fuori dalla città, la pioggia smette, l’aria si fa più fresca e la prima salita, anche se breve, fa selezione: dopo sei giorni di fatica nessuno tenta di tenere un passo che non è il suo, soprattutto oggi che km e salite non mancheranno, oltre a un po’ di vento probabilmente.
14680648_1150691048345854_5255885848137601919_nArrivo al km 52 con il treno svizzero e poi decido di proseguire da solo, affrontando le salite con agilità e frequenza e accompagnando i pedali su falsopiani e discese senza ferire troppo le cosce.
Le salite oggi sono da passisti, dritte e lunghe su stradoni ampi: nel mio caso i rapporti lunghi vanno presto a spegnersi, ma con il passare dei km mi rendo conto che sto sopperendo bene con l’agilità, e la velocità è buona.
Pedalo da solo per circa 100 km fino al ritrovo del km 147, abbondantemente sopra i 25 km/h di media e accumulando quasi 2000 m di dislivello in salita, salendo fino a 899 di quota massima: una buona prestazione, considerando che nelle gambe ci sono già 700 km dei giorni precedenti. Il paesaggio di uliveti diventa sempre più ampio e i profili delle montagne, che si avvicinano, regalano nuovamente all’orizzonte le linee aspre che avevamo perso nelle tappe dei giorni scorsi.
Essendo da solo, riesco a fare anche delle brevi soste per fotografare i bei castelli che appaiono di tanto in tanto.
Domani ci aspetta la chiusura del giro con l’ascesa ai 2500 m di Sierra Nevada: speriamo in una bella giornata ed in una buona condizione.

Giro di Andalusia 2016, ottava e ultima tappa: la salita a Sierra Nevada, 41 km fino ai 2500 metri di quota di Hoya de la Mora, inversione a U e ritorno all’albergo.
La sera prima ha piovuto, non sappiamo se a quella quota potesse essere neve, partiamo appena fa luce e la Sierra Nevada comunque non si vede. Non piove, la giornata sembra calda ed il cielo si fa via via più limpido: i conti della serva fanno stimare tra i tre ed i cinque gradi all’arrivo. In più c’è il vento.
14670742_1154209854660640_7640293355945795530_nL‘ascesa è sensazionale, da passisti-scalatori, su uno stradone larghissimo e senza traffico, con pochissimi tornanti e curve molto ampie che fanno quasi risalire il massiccio in modo circolare, esaltando scorci prospettici sempre diversi, fatti di rocce irregolari e terriccio rossastro, calanchi aridi e chiari, foglie variopinte con i colori autunnali, conifere sempreverdi, nuvole cumuliformi candide e illuminate dal sole, nembi grigiastri sparpagliati all’orizzonte in un cielo azzurro che riflette una splendida luce.
Ma c’è il vento, fortissimo, che a volte sembra piegare la bicicletta, arriva da tutte le direzioni e non lascia scaldare le gambe, mettendo in grande difficoltà la mia pedalata agile. Mauro attacca la salita con piglio da cronoman, non lo vedremo più, io e Michele, che andiamo di pari passo, io rilanciando sui tratti di maggior pendenza e lui tenendo viva l’andatura sui tratti dove il suo fisico alla Indurain fa la differenza. Siamo in cima in due ore e cinquanta, avremmo voluto tentare il proseguimento oltre la sbarra, fino ai quasi 3400 metri del Pico de Veleta, che si vede spruzzato di neve, ma fa troppo freddo ed il vento è davvero pericoloso a questa quota.
Non vale la pena esagerare, è stato un giro bellissimo e non è il caso di prendere rischi e non seguire le direttive dell’organizzazione.
Ci rifaremo, forse, con l’Etna, previsto a Maggio-Giugno 2017 con il giro di Sicilia.

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Asta di bici a Segrate

 

14590100_1124090017669586_7952500212551182878_oRilanciamo questa bella iniziativa organizzata per domenica 23 ottobre 2016 dal gruppo Fiab Segrate ciclabile: un pomeriggio all’insegna di caldarroste e un asta di biciclette usate.

Le biciclette sono il frutto di mesi di lavoro dei soci volontari del gruppo “Alta Meccanica” che hanno rimesso in strada una serie di biciclette recuperate e bisognose di importanti interventi.

Il pomeriggio inizierà alle 15.30 con caldarroste e opportunità per i bambini di girare nella pista di ciclocross, e proseguirà alle 16.30 con l’asta.

Una decina di biciclette per tutte le età verranno messe all’asta partendo da un prezzo base calcolato sui pezzi di ricambio utilizzati ed un piccolo contributo all’associazione.
Con 30 o 40 euro potrete tornare felicemente a casa in sella al vostro cavallo meccanico. Il ricavato sarà interamente devoluto alle attività della ciclofficina per acquistare attrezzi e pezzi di ricambio per le biciclette che verranno preparate per la prossima ASTA.

Quanto messo all’asta è il frutto di mesi di lavoro ma soprattutto di una mentalità nuova che il gruppo vuole presentare e portare avanti, eccone uno stralcio dal documento presentato per l’occasione: “tutto quello che viene rilavorato in ciclofficina è frutto di riciclo al 99%. E’ importante che si divulghi la mentalità del RIFIUTO ZERO e che la capacità di recuperare/riciclare sia sempre di più vista come una virtù e non un difetto.
BASTA CON L’ACQUISTO DI BICICLETTE RUBATE: rimettersi a posto vecchie biciclette o acquistare bici recuperate è una garanzia al proposito” inoltre la Ciclofficina vuole essere un modello per nuove relazioni, per socializzare e imparare. wpid-wp-1428800692534

A tal proposito vengono organizzati anche corsi durante l’anno.

Dove si trova la ciclofficina di Segrate?

Nel parco Europa, confinante con Pioltello, alle spalle della cascina Gabbadera.

 

 

 

Un pioltellese in bici in Montenegro

Ad inizio giugno l’amico Gianluca Premoli ha pedalato per 8 giorni lungo le strade di Croazia-Bosnia e Montenegro. Il suo racconto, in un breve diario quotidiano, ci permette di rivivere questa esperienza ed immergerci nei territori attraversati. Complimenti e grazie per l’occasione concessaci.

Giro Croazia-Bosnia-Montenegro 2016, prima tappa Split-Neum, km 159.
L’estate sembra finalmente avere squarciato tutti i luoghi comuni sulle stagioni, benché nominalmente siamo ancora in primavera: dall’entroterra di Split (Spalato) godendoci la fresca aria del mattino scendiamo rapidi verso la capitale dalmata che si sta risvegliando; peccato non aver avuto tempo di ammirarla, l’aggiriamo veloci e siamo finalmente sulla litoranea più quieta. L’aria è ancora ferma ed il sole già la scalda, dando vigore alla fragranza dei pini marittimi, che riempie le narici dell’aroma unico del mediterraneo. Il percorso è vario ed affascinante con mille scorci di prospettive diverse, appaganti ma pagate con il prezzo della fatica di severi saliscendi: sarà così per tutta la giornata, e le prime tre ore sono davvero piacevoli.

13310376_1047128658702094_4097372487605440551_nLa temperatura ed il vento iniziano poi a salire e la fatica aumenta: al km 100 è provvidenziale la sosta dell’autobus per trovare qualche bevanda fresca e incontrare gli amici del centro Italia, imbarcatisi ieri sera ad Ancona e partiti dal porto di Split in autonomia.
Attraversiamo la Neretva e la fertile pianura vicino alla sua foce, e per alcuni km il clima è torrido, mitigandosi un po’ nell’entroterra, ma c’è da faticare per risalire e scendere poi verso il confine Bosniaco, con gli ultimi km in lieve salita verso Neum.
A fine giornata i km sono circa 160 e 1500 metri di dislivello totale: per una tappa costiera a inizio giro non è niente male.

Giro di Montenegro, Croazia e Bosnia-Erzegovina 2016, seconda tappa Neum-Herceg Novi, di km 109.
Sulla carta la tappa non è tra le più difficili del giro, dato il chilometraggio non elevato e il profilo altimetrico, che non propone grosse asperità, anche se totalizza 1200 metri di dislivello complessivo, per cui ci si aspetta un “concentrato” della tappa di ieri.
Invece il vento soffia contrario e intenso fin dalla partenza, asciugando la pelle e drenando energia dai muscoli: capiamo subito che non sarà una passeggiata.
13307365_1047810928633867_5908537865735544880_nIl cielo è inizialmente velato e regala al mare tinte più intense, in quest’unica zona costiera bosniaca prima di rientrare in Croazia, percorrendo il tratto di costa ricca di insenature verso Dubrovnik: sono strade che già percorremmo nel 2005 ed allora questa meravigliosa città, giovane dopo la ricostruzione successiva alla parentesi bellica, fu meta finale del giro, lasciando un ricordo indelebile.
Una perla assoluta dell’Adriatico, per molti seconda solo a Venezia, anche se è difficile fare paragoni tra luoghi così affascinanti e storie così intense.
In ogni caso, sapevamo che sarebbe finita così: raggiunto il moderno ponte che porta a Dubrovnik, invece di rimanere come previsto sulla costiera alta, scendiamo e risaliamo alla città vecchia, per fare qualche foto tra pietre chiare e mare azzurro, soffermandoci estasiati ancora una volta, per un’abbondante mezz’ora.
La salita forse più dura della giornata è proprio la rampa che ci riporta sulla strada principale, ma in realtà tutti gli strappi successivi sono stilettate nelle gambe, per via del forte vento contrario; ci si mette anche una foratura a rallentarmi ma la media oggi non è già più un punto d’orgoglio.
Finalmente passata la frontiera del Montenegro, le energie sono davvero ridotte al lumicino, ma rimangono solo pochi chilometri di discesa prima di arrivare giù sul mare a Herceg Novi, all’ingresso delle Bocche di Cattaro, che costeggeremo domani.
È tutto sommato presto, il mare è luminoso e lo onoriamo sedendoci di fronte ad esso per un gustoso pranzetto e un paio di fresche birre.

Giro di Montenegro e dintorni, terza tappa da Herceg Novi a Budva, 110 km interamente in territorio montenegrino: è la giornata delle bocche di Cattaro e della prima vera salita.
Al momento della partenza il cielo è striato di grigio e i primi commenti di giornata sono dedicati al rischio pioggia, anche se il sole è presto alto nel cielo a fugare ogni dubbio.
La prima ora corre veloce ma rumorosa lungo strada trafficata, ma fortunatamente senza vento, per lasciare poi spazio ad un’atmosfera d’incanto quando si inizia la vera e propria litoranea delle Bocche di Cattaro, autentica meraviglia della natura che ha disegnato nel Mediterraneo questo sinuoso fiordo di più di 25 km.
Un ecosistema unico, con vegetazione lussureggiante e microclima acquatico adatto all’allenamento di molluschi, mitili e prelibatezze varie, che i turisti gustano in ameni porticcioli dei paesini pittoreschi.
A fianco della strada si vedono ginestre fiorite e si stagliano anche isolati cipressi, tratteggiando un paesaggio che addirittura ricorda i laghi lombardi.
La scelta di fare la tappa in solitaria mi fa apprezzare ancora di più la quiete di questi luoghi, con la bicicletta che fende l’aria con rumore lieve ed in competizione alla brezza che increspa il mare altrimenti liscio come l’olio.
A Kotor riesco agevolmente a superare l’ingorgo causato dalle migliaia di passeggeri vomitati dalle navi da crociera, che dominano la baia.
13310503_1044318702316423_156245063344023668_nQui inizia la salita di giornata, o almeno il primo tratto, verso la strada a tornanti che porta su oltre gli 800 metri di Njegusi, alle pendici del Lovcen, la cui ascensione integrale è prevista per domani.
Già oggi sono comunque più di 20 km di salita, con 15 km su strada a tornanti che regala scorci mozzafiato ad ogni svolta.
I tornanti sono 26, più alcuni nella prima parte, e arrivo a Njegusi già stanco ma con buon ritmo: vedo che la strada si inerpica ancora per un tratto e decido di salire fino a quello che sembra il valico, tra belle pareti rocciose.
Una volta in cima vedo una freccia sulla destra che indica Lovcen: chiedo al guardaparco, mi dice che da lì sono 12 km per arrivare in cima a circa 1600 metri, e che costa due euro. Non resisto, pago e parto: uso fino all’ultima risorsa di energia per fare l’erto periplo della montagna e arrivare in cima in un’altra ora buona. Ora so cosa ci aspetta domani, per altro versante ma con stessa meta, di cui parleremo dunque nel prossimo resoconto.
La discesa è poi bellissima, per più di trenta km con varie soste per fare fotografie, mentre gli ultimi 15 km verso Budva sono uno sterminato drittone controvento, assolato e pericolosamente popolato da autisti ostili.
Budva però merita, è una bellissima località balneare e la parte storica della città è un gioiello.
Pomeriggio in spiaggia e struscio serale chiudono un’altra bellissima giornata.

Giro di Montenegro con Croazia e Bosnia-Erzegovina 2016, quarta tappa Budva-Podgorica di km 107.
È il giorno del Lovcen, saggiato ieri in personale fuori programma ma grande asperità centrale del giro, previsto oggi in calendario.
Il Lovcen, la montagna nera, è un picco che domina un bel massiccio montuoso, ed è un luogo fondamentale per l’identità montenegrina: sulla sua vetta si trova il mausoleo del poeta e principe vescovo Petar II Petrovič-Njegoš, figura centrale della storia e cultura nazionale.
13321675_1043670872381206_8164153206098285521_nPartiamo da Budva e superato un cantiere siamo subito in salita, regolare per quasi venti km fino a Cetinje, che raggiungiamo abbassandoci di un paio di centinaia di metri dal primo scollinamento, raggiunto all’ombra ed in agilità pedalando comunque per un’ora abbondante a buon ritmo su pendenza agevole ma impegnativa.
Dai 568 metri di Cetinje si deve ora salire il Lovcen, nominalmente ai 1576 metri del mausoloeo; in realtà poco più sotto, vista la scalinata che porta in vetta.
La salita è bella e varia, pedalabile in bosco deciduo e faggete fino alle quote più alte dove lo scenario è più alpino ma comunque con sfumature tipiche delle zone costiere. Sono una ventina di km di questo tenore e gli ultimi tre, decisamente duri, sono gli stessi che ho affrontato ieri.
In cima, scalzo, oggi salgo anche i più di quattrocento scalini del mausoleo e dalla vetta il panorama toglie il fiato, fino a vedere in lontananza le sommità innevate del parco del Durmitor.
Il rientro a Podgorica è praticamente tutto in discesa per 40 km, su strade ampie, e ci permette di non arrivare stravolti.
Con Michele, mio compagno di giornata, facciamo gruppo in dirittura d’arrivo con un altro drappello e concordiamo con Carla, Alberto e Valter una sosta pranzo in una trattoria vicino all’albergo, scelta davvero fortunata per qualità e quantità, che compromette forse il bilancio calorico della giornata ma ci lascia tanta allegria.
Domani ci aspetta la tappa regina del giro, con circa 160 km e 3500 metri complessivi di dislivello in salita.
Speriamo nel bel tempo.

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Giro ciclistico Montenegro e dintorni 2016, quinta tappa da Podgorica al Monastero di Ostrog e poi a Zabljak, km 155.
Quinta tappa, è lo scollinamento del giro: sulla carta e nella sostanza è la massima difficoltà, una vera e propria gran fondo per chilometraggio, dislivello totale in salita, lunghezza e pendenza delle singole asperità.
Da giorni nel gruppo si teme l’arrivo della pioggia in concomitanza al tappone di montagna, ed infatti puntuale al risveglio ci saluta una lieve pioggerellina, per cui i preparativi sono più frenetici del solito ed alcuni mettono la bici sul bus, riservandosi di valutare il da farsi alla prima sosta, al piazzale alla base del monastero di Ostrog, primo punto di ritrovo intermedio.
Parto con un piccolo gruppetto e in un’ora siamo veloci all’attacco della salita, di fatto asciutti perché la pioggia si è subito fermata.
La salita è molto dura e piuttosto lunga, a strappi con pendenze a volte notevoli, per cui vado su da solo col mio ritmo, che oggi è davvero buono, fino al monastero di Ostrog, con l’ultimo tratto su stradina a tornanti nel bosco per sbucare su una fantastica balconata; il monastero è davvero meritevole, ma oggi la concentrazione è tutta per la bici, quindi dopo le foto di rito scendo subito. Visto il tempo clemente, proseguo da solo il più spedito possibile: oggi sarà fondamentale ottimizzare tempi ed energie, data l’alta probabilità che nel pomeriggio piova ad alta quota.
13321778_1045048318910128_3167761473405818802_nCi vorranno parecchie decine di km su strada statale ampia e rettilinea per passare la città di Niksic e terminare l’ascesa interminabile al passo Savnik, un drittone di una dozzina di km con scollinamento in galleria a circa 1450 mslm; la discesa è agevole e divertente, con curve ampie e filanti e asfalto ottimo, ma fredda e con aria di pioggia incipiente.
Al paese di Savnik, al km 113, scesi abbondantemente a circa 800 mslm, si svolta per salire su strada secondaria a balconata sul profondo canyon del fiume Bukovica. La salita è impegnativa ed il suo attacco è in coincidenza di un piccolo cimitero dove si sta celebrando un funerale: viste le scarse energie residue, i km mancanti ed il cielo plumbeo, è un chiaro presagio.
Inizia il calvario, e di lì a poco la pioggia ed il freddo bruciano le poche energie e obbligano a pescare dalle tasche tutti i possibili intrugli per alimentare i muscoli e tenere a bada la crisi di fame che sembra in agguato. Il paesaggio, pur sotto la pioggia e il freddo che obbligano a concentrarsi sulla strada, è davvero da sogno dopo la parte più dura dell’ascesa: uno sterminato alpeggio verde che si estende per chilometri fino a valicare di nuovo e scendere, praticamente congelato, a Zabljak, stazione sciistica ai piedi del Durmitor, con spettacolari cime rocciose ancora innevate: speriamo domani splenda il sole, così da poterle fotografare adeguatamente.
Il tappone è dunque concluso, oggi sono stati davvero in pochi a percorrerlo integralmente e gli ultimi arrivano dopo le sei di sera, stremati dopo parecchie ore di pioggia e freddo.
Una delle tappe più dure da me affrontate in questi giri ciclistici, resterà sicuramente negli annali.

Zabljak-Trebinje, 137 km, sesta tappa del giro 2016, dal Montenegro si rientra in Bosnia Erzegovina.
La mattina è soliva, fresca e limpida e finalmente il Durmitor si staglia all’orizzonte nella sua piena imponenza.
Valichiamo scortati dalla polizia dopo i primi chilometri nell’altopiano prativo, imboccando una lunga discesa sulla strada principale per Savnik, dove eravamo passati ieri, e praticamente si scende per almeno dieci km a sessanta all’ora senza mai frenare, essendo sufficiente alzare il busto per prendere aria e rallentare. Da Savnik i seicento metri di dislivello per arrivare al passo omonimo su strada ampia e tortuosa sembrano una passeggiata in confronto al percorso fatto ieri in senso contrario. Anche qui la discesa è un interminabile rettilineo, che ieri era un’agonia ed oggi è una giostra.
13321960_1044318528983107_6652174682501436554_nPassiamo Niksic ed i suoi bei laghi, faticando un po’ controvento e poi ricominciano i su e giù verso il passo che ci conduce alla frontiera con la Bosnia Erzegovina: si sale fino poco oltre i mille metri di quota ma la salita non è dura. Abbiamo chiamato questi scollinamenti “passo del lago” e “passo frontiera” ma non saprei se siano questi i toponimi esatti. Per certo so che il tempo bizzarro ci ha riservato uno scroscio di pioggia, ma fortunatamente prima di avere smesso di lamentarcene eravamo già asciutti: merito della stupenda discesa in Bosnia-Erzegovina e dei chilometri controvento nella bellissima valle del fiume Trebisnjica verso Trebinje, nostra meta odierna.
Arriviamo prima delle due, siamo in sei e puntiamo diretti verso la piazza centrale: nel giro di mezz’ora siamo a tavola in diciassette, per un lungo pomeriggio defaticante.
Settima e penultima tappa del giro 2016 tra Montenegro, Bosnia-Erzegovina e Croazia, da Trebinje a Neum per 116 km.
Si svolta a Nord e verso il mare, è iniziato il cammino a ritroso che ci porterà domani a concludere la nostra bella avventura a Spalato.
Oggi lasciamo Trebinje con un bel sole e temperatura gradevolmente bassa, che ci aiuta a risalire freschi per un po’ di chilometri e poco più di un centinaio di metri di dislivello dolce al passo Vsočnik, a 414 metri di quota. Poco più giù si entra in Croazia e si scende verso Dubrovnik per una decina di km con una discesa al sole, molto filante e panoramica.
13322129_1046683692079924_3945944110284024293_nLe pendenze agevoli e la tappa breve favoriscono la formazione di gruppetti affiatati su diverse cadenze.
Sopra Dubrovnik ci sfilacciamo di nuovo, perché il panorama rapisce e rapisce ancora, su questa città luccicante e magica.
Il vento è mutevole ma frequentemente ci spinge o comunque non disturba eccessivamente il mulinare delle gambe ormai allenate e vicine alla forma. Verso l’ottantesimo km scendiamo verso il borgo e la fortezza di Mali Ston e poi giù fino al porto e spiaggia di Otok Mljet, vere gemme incastonate in questo tratto di costa.
Risaliamo sulla costiera e veloci passiamo il confine per entrare di nuovo in Bosnia-Erzegovina a Neum, già arrivo della prima tappa.
È presto, all’hotel le camere non sono ancora pronte, per cui c’è la scusa di ripartire e cercare un posto per il pranzo: troviamo un bel ristorantino dove arriviamo in tre e chiediamo di allestire un tavolo per più persone, pensando che ne possano arrivare altre quattro o cinque: parte il tam-tam e alla fine saremo in diciannove su due tavoli, fermandoci quasi tre ore e con simpatico siparietto finale tra recensioni su tripadvisor, contrattazioni di sconto e digestivo premium.
All’uscita risalgo in sella e dopo qualche centinaio di metri sono vittima di una foratura alla ruota posteriore, per cui torno all’albergo a piedi e con i compiti da fare.
Ottava ed ultima tappa del giro 2016 in Montenegro, Bosnia-Erzegovina e Croazia, da Neum a Split (Dugopolje per la precisione), di km 155.
Ciclisticamente non c’è moltissimo da raccontare, essendo la tappa per due terzi il percorso a ritroso della prima, e con una settimana di allenamento nelle gambe.
In realtà come dice il nostro organizzatore Mario, “la strada è la stessa, ma fatta al contrario è un’altra strada”.13327347_1046684128746547_4336267345749495605_n
Ed è davvero così, le prospettive cambiano e si vedono le cose in modo diverso, come nella vita quando si affronta con umiltà l’esercizio di cambiare il punto di vista.
Il vento è prevalentemente leggero ed amico, le gambe girano con sempre migliore automatismo, la bici scivola leggera.
Per lo più in solitudine, facendo pezzi di strada con compagni che raggiungo o che sopraggiungono da dietro, attraverso la Neretva, affronto i saliscendi della strada costiera, ascendo nei quaranta km finali deviando verso l’interno più o meno seguendo la valle del fiume Cetina per arrivare a Dugopolje dopo 155 km in meno di sei ore, soste comprese. A inizio giro questa tappa mi sembrò una maratona, oggi poco più che una passeggiata.
È andato tutto bene e visitiamo contenti nel pomeriggio la città di Spalato, che è davvero un gioiello e meriterebbe di fermarsi a trascorrere il weekend qui.
Ci sarebbe molto da dire ancora, su come questi giri in bicicletta siano davvero una piccola metafora della vita, però forse è più bello lasciarsi così, con poche parole ed immagini, su cui ognuno ci mette il suo.
Magari ci ritornerò sopra nei prossimi giorni, oppure se ne parlerà in ottobre dall’Andalusia o l’anno prossimo dalla Sicilia